Introdurre l'Aikido in poche righe è impossibile, nemmeno molte pagine possono esplicare quello che è realmente l'Aikido, in quanto l'Aikido può essere solo praticato. Nonostante ciò, riteniamo che brevi indicazioni tecniche, cenni storici e filosofici siano essenziali, anche se solo per delineare una linea di partenza anziché una indicazione di percorso.
I cenni storici possono essere utili per ottenere un punto di riferimento dell'esperienza "sociale" e marziale di Morihei Ueshiba (chiamato dai praticanti anche “'O Sensei”); i cenni filosofico-religiosi sono altrettanto importanti per poter inquadrare quello che è il raccordo spirituale del fondatore con la pratica dell'Arte stessa. Risulta evidente che dividere questi due elementi come comparti stagni è un errore; l'Aikido è un'arte marziale ed è una filosofia di vita che trovano nel Maestro Morihei Ueshiba il suo catalizzatore. Praticare Aikido, con un occhio rivolto solo alla tecnica, non risulta essere una pratica del budo ma una semplice pratica meccanica che non permetterebbe al praticante una comprensione totale dell'arte.
Nello specifico la mia pratica riguarda l'Aikido della scuola di Iwama, il Dentoo Iwama Ryu (la scuola tradizionale di Iwama), fortemente legato alle figure del M° Morihiro Saito ed attualmente, a seguito della scomparsa di questi, del figlio Hitohiro Saito Kaicho.
MAPPA AIKIDO Iwama ryu
Anche per l'Aikido, così come per il Karate, ho predisposto una mappa visuale della struttura dei principali elementi che compongono l'Aikido Iwama ryu.
Se siete alle prime armi potrebbe esservi utile per capire e l'ampiezza di quest'arte; se siete già esperti potrebbe sembrarvi troppo schematica e, probabilmente, carente di alcuni elementi.
Tuttavia una visione globale degli elementi che compongono quest'arte fornirà un impatto diverso ad entrambi.
La struttura di questa mappa mentale prende spunto da quanto redatto dal M° Alessandro Tittarelli direttore tecnico nazionale per lo CSEN - settore Shin Shin Aikido - dell'Iwama Shin Shink Aiki Shurenkai Italia.
L'Aikido è una manifestazione del modo di riordinare il mondo umano come se tutti fossero di una sola famiglia. Il suo compito è quello di costruire un paradiso proprio qui, in terra.
Il fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, anche chiamato con il titolo di ‘O Sensei (Grande Maestro), nacque in Giappone il 14 dicembre 1883 nella prefettura di Wakayama. Il padre, un benestante impegnato nella politica locale, era preoccupato per la salute un poì debole del figlio. A diciassette anni Morihei Ueshiba lasciò la casa del padre per diventare mercante a Tokyo, lavorando in una cartoleria. Qui ebbe il primo impatto con le arti marziali. Dopo un solo anno fu costretto, per motivi di salute, a rientrare nella città nativa di Tanabe. Nel 1903 si arruola nell’esercito giapponese, che in quel periodo si stava preparando alla guerra russo-giapponese.
La predisposizione per le arti marziali trasparve immediatamente durante gli allenamenti con la baionetta. Congedatosi nel 1906, fece ritorno a Tanabe ma nel 1912 ripartì per una nuova avventura; il governo giapponese, infatti, concedeva incentivi per incoraggiare le persone a stabilirsi in Hokkaido, al fine di favorirne lo sviluppo. Così Morihei Ueshiba organizzò e vi condusse un gruppo di cinquanta famiglie,oltre la propria, in questa remota isola nel nord del Giappone. Questa fu una decisione fondamentale nello sviluppo tecnico marziale del giovane Ueshiba.
Fu durante l’estate del 1946 che il giovane Morihiro Saito si decise, dopo aver provato diverse arti marziali, a far visita al fondatore. Fu in quell’anno che Morihiro Saito venne accettato dal fondatore nel suo dojo come Uchi dechi. Gli anni che seguirono furono difficili, non solo per la dura pratica quotidiana a cui gli allievi erano sottoposti, dato che alla stessa si univa il lavoro nei campi e nella fattoria di O’Sensei, ma anche e soprattutto per il difficile periodo post-bellico in cui si trovava il Giappone. Di tutti gli allievi che hanno frequentato il dojo di O’Sensei ad Iwama, solo Morihiro Saito è stato l’unico a rimanere vicino al fondatore. Fianco a fianco nella pratica Saito ebbe la fortuna di trascorrere, così, più tempo di chiunque altro con il fondatore. A questa modo di comportarsi, O’ Sensei dimostrava tutta la sua generosità, il suo affetto e la sua fiducia per il giovane Saito. Dopo la morte di O’ Sensei, Saito divenne capo istruttore del dojo di Iwama e guardiano dell’Aiki Shrine. Aveva servito il fondatore per ventiquattro anni e dopo la scomparsa di questi rimase fermo nella decisione di fare qualsiasi sforzo per preservare l’Aikido di Ueshiba. Morihiro Saito non pensò mai di interpretare ciò che aveva ricevuto da O’ Sensei, ma si limitava a memorizzare, studiare e riproporre ciò che aveva appreso dal maestro.
Ciò che distingue l’insegnamento di Saito Sensei da quello degli altri maestri è l’uguale importanza che egli dà al tai jutsu (tecnica a mani nude) ed al bukiwaza (tecniche con le armi) che comprende lo studi o del ken e del jo. L’allenamento costante all’Aiki Ken ed all’Aiki Jo permette di meglio comprendere nel combattimento la giusta distanza e lo studio del baricentro sviluppando una corretta posizione e potenza nelle tecniche. L’interrelazione tra il taijutsu, il jo ed il ken era per il fondatore determinante per lo studio e la pratica dell’Aikido.
Parlando di Iwama Ryu, quindi, si intende l’Aikido tradizionale di O’ Sensei, quello insegnato quotidianamente nel dojo di Iwama e riportato fedelmente, sino a ieri, dal M° Morihiro Saito ed oggi dal figlio di quest’ultimo, Hitohiro Saito attraverso lo Shin Shin Aiki Shuren Kai. Hitohiro Saito non persegue solamente la pratica tramandatagli dal padre, ma lo fa anche nello stesso luogo in cui il fondatore ha deciso di ritirarsi all’inizio degli anni ’40, ad Iwama. Con lo scopo di continuare il lavoro iniziato dal padre, Hitohiro è oggi il naturale erede e portavoce dell’Aikido tradizionale di O’ Sensei.
E’ importante non essere focalizzati su pensieri di vittoria o sconfitta. Piuttosto dovreste lasciare il KI dei vostri pensieri ed emozioni mescolarsi con il KI dell’Universo.
Dal lato tecnico, l’Aikido ha radici da diversi stili di jujitsu, praticati dal giovane Morirei Ueshiba, ma soprattutto dal Daito Ryu Aiki Jitsu del M° Sokaku Takeda, come anche dalla scherma e dal combattimenti con lancia e con la baionetta. Semplificando al massimo possiamo dire che l’Aikido trae i bloccaggi e le proiezioni dal jujitsu e li combina con i movimenti del corpo derivanti dalle tecniche di spada e lancia. Nonostante ciò, bisogna considerare che molte tecniche di Aikido sono delle personali innovazioni di Morihei Ueshiba.
L’Aikido differisce da altre arti marziali perché è esclusivamente di difesa personale, in essa mancano movimenti di attacco (tranne quelli utilizzati ai solo fini didattici per la pratica).
Nell’Aikido non ci si focalizza sul colpire direttamente con pugni o calci il nostro avversario (cosa che però può avvenire in fase difensiva all’interno della sequenza tecnica), ma piuttosto nell’usare la sua stessa energia per ottenere il suo controllo o proiettarlo. Non è un’arte statica, ma mette molta enfasi nel movimento e nella dinamica dei movimenti stessi.
Nonostante ciò nello stile praticato presso il nostro Dojo, il Dentoo Iwama Ryu lo studio della tecnica avviene per gradi. Il principiante, ma anche le cinture di grado più elevato, prima di affrontare la tecnica all’interno della reale dinamica in movimento, studiano la tecnica nella forma kihon che si può tradurre con “step by step”.
La forma kihon a volte non è la tecnica esatta ma permette di poter percepire e radicare dentro di sé non solo il gesto tecnico ma soprattutto la sensazione di stabilità ed il feeling con il compagno di pratica (Uke).
Il fatto di non avere tecniche di attacco, riflette i principi etici e filosofici dell’Aikido; principi che non sono semplici e richiedono anni di pratica, ma l’Aikido è una disciplina che dura tutta la vita e la sua pratica porta ad una abilità tecnica ed una comprensione della natura umana.