Non importa se cerchi di vendere Gesù, o Buddha, o i diritti civili.
O come arricchirsi nel settore immobiliare senza rischiare un soldo. Questo non fa di te un essere umano. Semmai fa di te un agente vendite.
Se vuoi parlare con qualcuno sinceramente, da essere umano, chiedigli dei suoi figli, scopri quali sono i suoi sogni. Solo per saperlo, per nessun'altra ragione.
Perché appena cerchi di prendere le redini di una conversazione per pilotarla, non è più una conversazione. È un pistolotto e tu non sei un essere umano, sei un venditore, un piazzista.
(Danny de Vito in "The Big Kahuna")
Vicino a Tokyo viveva un grande samurai, ormai anziano, che si dedicava a insegnare il buddismo zen ai giovani. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario.
Un pomeriggio, si presentò un guerriero, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Egli era famoso perché usava la tecnica della provocazione: aspettava che l'avversario facesse la prima mossa e, dotato com'era di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l'avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Il giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro.
Conoscendo la reputazione del samurai, egli era lì per sconfiggerlo e accrescere in questo modo la propria fama. Tutti gli allievi si dichiararono contrari all'idea, ma il vecchio accettò la sfida. Si recarono tutti nella piazza della città e il giovane cominciò a insultare il vecchio maestro. Lanciò alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò in faccia, gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati.
Per ore fece di tutto per provocarlo, ma il vecchio si mantenne impassibile. Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l'impetuoso guerriero si ritirò.
Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni, gli allievi gli domandarono: "Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada, pur sapendo che avreste potuto perdere la lotta, invece di mostrarvi codardo di fronte a tutti noi?".
"Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?", domandò il samurai.
"A chi ha tentato di regalarlo", rispose uno dei discepoli"
Lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti", disse il maestro: "Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé".
O Capitano ! Mio Capitano !
Il nostro duro viaggio è finito
la nave ha scapolato ogni tempesta
il premio che cercavamo ottenuto
il porto è vicino, sento le campane
la gente esulta mentre gli occhi seguono la solida chiglia
il vascello severo e audace.
Ma o cuore, cuore, cuore !
Gocce rosse di sangue dove sul ponte il mio Capitano giace caduto freddo e morto....
(Walt Whitman)
Voi, voi che noi amiamo, Voi non ci vedete, non ci sentite ci credete così lontani eppure siamo così vicini.
Noi siamo i messaggeri che portano la vicinanza a chi è lontano. Non siamo il messaggio, siamo i messaggeri.
Il messaggio è l'Amore.
Noi, non siamo niente, Voi siete il nostro tutto.
Lasciateci vivere nei vostri occhi guardate il vostro mondo attraverso noi.
Riconquistatevi, insieme a noi, lo sguardo pieno d'amore
allora, saremo vicini a Voi e Voi, a Lui.
(tratto da "Così lontano, Così Vicino")
Con musica forte io avanzo,
con le mie trombe e i miei tamburi
io non suono marce soltanto per i vincitori riconosciuti
io suono marce per chi è stato sconfitto e ucciso.
Avete sentito dire che è bene vincere la battaglia?
Io vi dico che è bene cadere,
che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui sono vinte
Io batto il mio tamburo per i morti
io soffio attraverso l'imboccatura le mie musiche più forti e più allegre per loro.
Evviva quelli che sono caduti!
E quelli i cui vascelli da guerra sono naufragati!
E quelli che sono finiti in mare!
E tutti i generali che hanno perso in combattimento
E tutti gli eroi sopraffatti!
E gli innumerevoli eroi ignoti eguali ai più grandi celebri eroi!
(Walt Whitman)
- Sir, se lei fosse mio marito, io le avvelenerei il the.
- Madam, se lei fosse mia moglie, io lo berrei.