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Me none Riche

 

Eccovi alcuni pensieri che, a volte, possono essere d'ispirazione.

Il samurai


Vicino a Tokyo viveva un grande samurai, ormai anziano, che si dedicava a insegnare il buddismo zen ai giovani. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario. Un pomeriggio, si presentò un guerriero, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli.

Egli era famoso perché usava la tecnica della provocazione: aspettava che l'avversario facesse la prima mossa e, dotato com'era di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l'avversario, contrattaccava con velocità fulminante.

Il giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro. Conoscendo la reputazione del samurai, egli era lì per sconfiggerlo e accrescere in questo modo la propria fama. Tutti gli allievi si dichiararono contrari all'idea, ma il vecchio accettò la sfida. Si recarono tutti nella piazza della città e il giovane cominciò a insultare il vecchio maestro.

Lanciò alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò in faccia, gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per ore fece di tutto per provocarlo, ma il vecchio si mantenne impassibile.

Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l'impetuoso guerriero si ritirò. Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni, gli allievi gli domandarono: "Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada, pur sapendo che avreste potuto perdere la lotta, invece di mostrarvi codardo di fronte a tutti noi?".

"Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?", domandò il samurai.

"A chi ha tentato di regalarlo", rispose uno dei discepoli.

"Lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti", disse il maestro: "Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé".

 

O Capitano, mio Capitano!

(Walt Whitman)

 

O Capitano ! Mio Capitano ! Il nostro duro viaggio è finito, la nave ha scapolato
ogni tempesta

il premio che cercavamo ottenuto

il porto è vicino

sento le campane, la gente esulta

mentre gli occhi seguono la solida chiglia,

il vascello
severo e audace.

Ma o cuore, cuore, cuore ! Gocce rosse di sangue
dove sul ponte il mio Capitano
giace caduto freddo e morto....


Voi, che noi amiamo

tratto da "Così lontano, Così Vicino"

 

Voi, voi che noi amiamo
Voi non ci vedete, non ci sentite
ci credete così lontani
eppure siamo così vicini.

Noi siamo i messaggeri
che portano la vicinanza
a chi è lontano.
Non siamo il messaggio
siamo i messaggeri
il messaggio
è l'Amore.
Noi, non siamo niente
Voi, siete il nostro tutto.

Lasciateci vivere nei vostri occhi
guardate il vostro mondo
attraverso noi.

Riconquistatevi, insieme a noi
lo sguardo pieno d'amore
allora, saremo vicini a voi
e voi, a Lui.
 

Con musica forte...

(Walt Whitman)


Con musica forte io avanzo, con le mie trombe e i miei tamburi,
io non suono marce soltanto per i vincitori riconosciuti, io suono
marce per chi è stato sconfitto e ucciso.
Avete sentito dire che è bene vincere la battaglia ?
Io vi dico che è bene cadere, che le battaglie sono perdute
nello stesso spirito in cui sono vinte.
Io batto il mio tamburo per i morti,
io soffio attraverso l'imboccatura le mie musiche più forti
e più allegre per loro.
Evviva quelli che sono caduti !
E quelli i cui vascelli da guerra sono naufragati !
E quelli che sono finiti in mare !
E tutti i generali che hanno perso in combattimento, e tutti
gli eroi sopraffatti !
E gli innumerevoli eroi ignoti eguali ai più grandi celebri eroi !
 

Dialogo tra Lady Astor e Winston Churchill


- Sir, se lei fosse mio marito, io le avvelenerei il the.
- Madam, se lei fosse mia moglie, io lo berrei.

 

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Ultimo aggiornamento: 01-05-06