L’ERA DEL RUMORE E LA DIETA COMUNICATIVA

Per quale ragione è errato chiamare la nostra epoca “era della comunicazione“.

Da molti il nostro tempo è chiamato l’era della comunicazione (o anche dell’immagine, ma questo è un altro discorso). Io credo che questa classificazione sia errata.

Comunicare non significa solo emettere un’informazione o far passare un messaggio, ma prevede qualcosa di più profondo. Significa mettere in “comune-unione” due entità, per mezzo di un canale, al fine di trasportare un’informazione da un’entità all’altra. Da tale processo, le due entità, però, non saranno più le stesse rispetto a prima dell’invio del messaggio.
Questo perché il ricevente sarà influenzato dal messaggio ricevuto, sia che lo accetti o lo rifiuti, mentre l’emittente rimarrà in attesa di una risposta (o riceverà una risposta) che potrà cambiare la sua futura visione delle cose.
Questa reciproca influenza avviene solo ed esclusivamente quando il messaggio è intriso di contenuto, ovvero voglia dire qualcosa, soprattutto per il ricevente.

Se il messaggio non ha valore per il ricevente o, come accade oggi, è carente dal punto di vista del contenuto, quello che attraverso il canale comunicativo non è altro che rumore.

Shakespeare - Molto rumore per nulla

Molto rumore per nulla

Ecco perché definire quest’epoca come l’era della comunicazione è, a mio avviso, errato. Il fatto che oggigiorno chiunque possa dire la sua, su qualunque argomento non significa che questo produca comunicazione.
Tutti parlano, tutti hanno la possibilità di esprimere un’opinione ma, spesso, la qualità di quanto viene enunciato è bassa, scarsa se non nulla.

In aggiunta alla bassa qualità, nella maggior parte dei casi, si tratta di comunicazione ridondante. Lo stesso argomento, se non le stesse parole, vengono ripetute e, come un eco, diffuse. Vi starete chiedendo se mi stia riferendo al mondo web … in realtà no.
Mi riferisco ad ogni mezzo di comunicazione, radio, stampa, tv, affissioni… e ovviamente anche al web.

Anche se quest’ultimo è l’unico che permette un’interazione immediata fra emittente e ricevente, non significa che gli altri canali non siano in grado di produrre rumore, invece che contenuti.

Frequente è che una notizia la troviamo sulla carta stampata, poi accendiamo la TV e la ritroviamo nel telegiornale della sera, per poi ritrovarla su un settimanale in edicola e, chiaramente, ripetuta all’infinito sul web (inteso come social network, magazine online, blog, ecc. con i relativi commenti). Capita anche spesso che quello stesso atto comunicativo sia privo di significato oppure sia stato “dopato” nel suo valore di contenuto.

Sarà, forse, per questa ragione che in questa opulenza di parole, tutti noi siamo più occupati a discernere argomenti utili dal rumore comunicativo, operazione che, ahimè, ci costa energia e tempo.

L’ipotesi di uno “switch off” completo è possibile, ma è sostenibile? Si, se decidiamo di vivere da eremiti in un bosco o in alta montagna. Scelta tutt’altro che discutibile, anzi tanto di cappello a chi ci riesce. Per tutti gli altri, invece, utile sarebbe una bella dieta comunicativa.

Selezionate i vostri canali, tagliate, riducete e, chiaramente, spegnete quando siete sazi. Non dovete ascoltare tutto quello che viene detto, scritto o diffuso. Scegliete il tempo e il metodo di alimentare il vostro spazio comunicativo e, almeno una volta al giorno, chiudete tutti i canali di comunicazione e comunicate con voi stessi.

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