Le 7 abitudini per una vita efficiente (by Stephen Covey)

Riassunto da “The 7 habits of highly effective people”

Prendo spunto da un video trovato su youtube per riassumere uno dei miglior libri di miglioramento personale che abbia letto negli ultimi 10 anni, parlo del famoso libro di Stephen Covey “The 7 habits of Highly Effective People“.

L’unica pecca, della versione italiana di questo libro, è sicuramente il titolo: “Le 7 regole per avere successo”. Il termine inglese “effective people“, a mio modo di vedere, non rende con il termine “successo” che può essere generalmente confuso con “ottenere qualcosa di materiale: fama, denaro, donne, ecc.”

Il libro, invece, ci chiede di fare un importante lavoro su noi stessi, sulle nostre priorità e percezioni del mondo e della vita che vogliamo avere. Ci indica come lavorare su noi stessi per trovare le cose su cui concentrarci e come evitare di “perdere tempo” o di “inzupparci” di cose inutili o dannose.

Quanto qui riportato, ovviamente, è un piccolo bignami del libro, non intende essere esaustivo e, sicuramente, avrò tralasciato qualche passaggio. Ho riportato i punti che ritengo più importanti, legati alle 7 “abitudini” da adottare.

Vi consiglio caldamente di prendere in mano il libro, più e più volte, leggerlo e rileggerlo ma, soprattutto mettere in pratica cosa consiglia… non sarà facile, dovrete lavorare su voi stessi, ma lo farete per voi stessi.

1 – SII PROATTIVO

Reattivo vs Proattivo

La persona reattiva dice: “perchè il mondo / la mia vita va così? Una volta si stava meglio
–> si lamenta

La persona proattiva dice: “che cosa posso fare per migliorare il mondo / la mia vita? 
–> cerca soluzioni

La persona proattiva si concentra sulle cose di cui ha il controllo.

Queste cose sono, generalmente, dentro di lui… è la percezione che lui/lei ha del mondo e di chi gli sta attorno. Sono le lenti che indossa per guardare, filtrare ed analizzare chi sta fuori.

Il mondo, chi sta fuori è, appunto, fuori dal mio controllo… ma io posso controllare la mia reazione e le mie sensazioni a quello che sta fuori di me.

“(…) il nostro comportamento è una funzione delle nostre decisioni. La responsabilità è la capacità di scegliere la nostra risposta (…)”.

Il salto di paradigma

Per fare questo devi fare un “salto di paradigma”: devi sforzarti di vedere le cose in modo diverso. I nostri paradigmi sono le fonti dei nostri atteggiamenti, se cambiamo il paradigma cambia il nostro atteggiamento.

I principi della tua vita

Per essere proattivo devi cercare quali sono i principi sui quali vuoi basare la tua vita.

  • I principi non sono modalità (azioni singole): hanno un’applicazione universale.
  • I principi non sono valori: i valori sono delle mappe, i principi sono il territorio
  • I principi sono linee guida: sono le fondamenta, si possono scoprire considerando l’assurdità di vivere una vita basata sui loro opposti.

La persona proattiva è una persona efficace

l’efficacia è il rapporto fra Produzione e Capacità Produttiva (Efficacia = P/CP). Ovvero, la capacità di ottenere un buon risultato con uno sforzo sostenibile nel tempo.

2 – INIZIA DALLA FINE: TIENI SEMPRE A MENTE “LA TUA FINE”

Immagina di vederti nella bara, nell’ultimo giorno della tua vita su questo mondo.

Che cosa penseresti della vita che hai vissuto? Di come l’hai vissuta?

Hai fatto davvero tutto quello che volevi fare? Hai agito positivamente verso i tuoi familiari, tua moglie, i tuoi figli, i tuoi amici?

Cominciare pensando alla fine significa pensare a tutte le cose che facciamo, tenendo a mente l’immagine della fine della nostra vita. Significa sapere dove siamo diretti.

Tutte le cose sono create due volte.

  • C’è una prima creazione mentale, ovvero la pianificazione, fino ad avere un’immagine chiara di quello che si vuole avere.
  • C’è poi la creazione fisica

Quindi pensare alla fine è anche sapere come voglio essere quando avrò fatto quello che ho pianificato. Saremo veramente dove vogliamo?

Leadership

La regola n.2 è basata sul principio di Leadership personale. La leadership riguarda gli obiettivi: quali sono le cose che voglio raggiungere?

Per poter generare leadership dobbiamo avere una visione: dove vogliamo andare.

Dichiarare la propria missione personale

La proattività si basa su tre fattori:

  • autoconsapevolezza: tu sei il creatore delle tue decisioni e del tuo futuro (creazione mentale); le tue azioni generano la tua creazione (fisica)
  • immaginazione: dobbiamo esercitarci nello sviluppare il potenziale dentro di noi
  • coscienza: con i nostri talenti e modalità creative possiamo entrare in contatto con delle leggi universali

Riscrivere il proprio copione significa che il modo in cui i paradigmi dai quali nasce il nostro comportamento siano coerenti con i nostri valori più profondi.

Dichiarare la propria missione significa dire (dirsi, scrivendolo) ciò che si vuole essere e ciò che si vuole fare basandoci sui valori qui quali “essere” e “fare” si fondano.

La mission personale è la nostra costituzione, in nome della quale prendere le decisioni più importanti.

Le persone non possono convivere con il cambiamento se dentro di loro non c’è un nucleo immutabile.

Identificare il proprio centro

Per scrivere la nostra mission dobbiamo partire dal centro, dalla nostra sfera d’influenza. Tale centro è la lente attraverso la quale vediamo il mondo. Qualsiasi cosa mettiamo al centro è fonte della nostra sicurezza e direzione.

All’interno del nostro centro, mettiamo i “principi giusti” cioè verità profonde, che non cambiano, e sulle quali possiamo fare affidamento.

Noi siamo liberi di scegliere le nostre azioni, ma non siamo liberi di scegliere le conseguenze di esse. Tuttavia ponendo i giusti principi al centro della nostra sfera d’influenza, potremo mantenerci distaccati dall’emozione della situazione e valutare le opzioni.

Tu sei il programmatore, scrivi il programma

Finchè non accettiamo l’idea che siamo responsabili, non investiremo realmente nello scrivere il nostro programma. La dichiarazione diventa l’espressione della nostra visione del mondo e dei nostri valori.

Identificare ruoli ed obiettivi

Scrivete la vostra missione in rapporto ai ruoli importanti della vostra vita:

  • individuate i vari ruoli della tua vita (padre, madre, dipendente, direttore, figlio/a, …)
  • riflettete sugli obiettivi a lungo termine che vuoi raggiungere per ogni ruolo.

Ricordate che gli obiettivi sono quantificabili e misurabili. Si concentrano sui risultati che vogliamo raggiungere e non sulle attività/modalità.

Un obiettivo definisce dove volete essere e determina dove siete in questo momento.

3- METTI LE COSE IMPORTANTI PER PRIME

Regola n.1: tu sei il creatore del tuo programma, ne sei tu il responsabile.

Regola n.2: la prima creazione è mentale

Regola n.3: la seconda creazione è fisica (realizzi la regola n.1 e n.2)

La regola n.3 è l’esercizio della propria volontà per focalizzarci sui principi individuati.

Spesso quello che diciamo essere importante per noi (e lo è veramente) non corrisponde a quello che effettivamente facciamo.

Se per noi è importante la famiglia, la cura personale o gli amici… spesso ci ritroviamo a spendere più tempo per il lavoro, vedere la tv, o altro.

Dobbiamo essere coerenti! Significa che dobbiamo sviluppare la capacità di prendere impegni con noi stessi e di mantenerli.

Importanze vs Urgenze

Dobbiamo imparare a dividere le cose importanti dalle urgenze.

  • Le urgenze: spingono su di noi. Sono eventi evidenti ai quali reagiamo.
  • Le importanze: hanno a che fare con i risultati. Qualcosa di importante contribuisce alla nostra missione, ai nostri valori e priorità.

Se non abbiamo chiaro la regola n.2 (cosa è per noi importante) ci lasceremo distrarre dalle urgenze e saremo “reattivi”.

Le persone efficaci non hanno in mente i problemi, hanno in mente opportunità.

La regola n.3 ci dice di vivere il programma (regole n.1 e 2) che abbiamo predisposto. Capire che le cose urgenti non valgono come le cose importanti. Che quando le cose urgenti accavallano le importanti, vanno mantenute le seconde e lasciate le prime.

Ovviamente la definizione di cosa è importante avviene attraverso la regola n.1 e n.2

4 – PENSARE “WIN-WIN” – L’INTERDIPENDENZA

Un’efficace interdipendenza è possibile solo su un fondamento di vera indipendenza. Non puoi avere successo con altre persone se non hai pagato il prezzo del successo con te stesso.

Il vero rispetto di sè, proviene dal dominio di sè –> indipendenza.

L’indipendenza è il punto di partenza dell’interdipendenza.

I depositi emozionali

si riferisce alla quantità di fiducia che si è creata in una relazione e la quantità di “credito emozionale” che vi si è messo.

Il “credito emozionale” sono versamenti di cortesia, pazienza, gentilezza, onestà…

I “prelievi emozionali” sono la scortesia, la scostanza, l’impazienza, la disonestà …

Comprendere la persona che ci sta davanti

… ma realmente. Perchè abbiamo la tendenza a proiettare sugli altri i nostri desideri, aspettative e intenzioni. Interpretiamo un “deposito emozionale” in base ai nostri bisogni, quelli di ora o quelli che avevamo all’età di quella persona.

In caso di “prelievo emozionale” scusiamoci con sincerità.

Se devi inchinarti, fai che l’inchino sia profondo

Pensare “vincere – vincere”

Significa capire che una vittoria “compartecipata” è più efficace di una dove l’altro perde.

Si tratta di ricercare il mutuo beneficio nelle interazioni umane. Si tratta di una realtà cooperativa.

Laddove l’approccio “vinco – perdi” è il paradigma della gara, rappresenta l’approccio autoritario. Qui si usa il potere, le credenziali, i possedimenti …

L’atteggiamento “vinci – vinci” è la regola della leadership interpersonale e comporta:

  • un mutuo apprendimento
  • una mutua influenza
  • mutui benefici

Tale dimensione prevede una “mentalità dell’abbondanza” per cui “a questo mondo ce n’è per tutti”, quindi il risultato condiviso è sufficiente per tutti.

5 – PRIMA CERCA DI CAPIRE, POI FATTI CAPIRE

Non si ha molta fiducia in un dottore che prima fa la diagnosi e poi ci ascolta

Prima di farti capire dagli altri, devi generare valore per loro e capirli.

L’unico modo con cui potete influenzare qualcuno è con il vostro esempio. Il vostro carattere comunica continuamente.

Sviluppate l’ascolto empatico

Nella maggior parte dei casi le persone non ascoltano con l’intenzione di capire, ma con quella di rispondere. Filtrano quello che ascoltano con i propri paradigmi e la propria autobiografia.

L’ascolto empatico prevede uno sforzo di comprensione dell’altro, entrare nel quadro di riferimento di chi ci sta davanti e guardare le cose con i suoi occhi.

4 modi di rispondere “non empatici”

  • Valutiamo: siamo daccordo / non daccordo
  • Inquisiamo: facciamo domande
  • Consigliamo: formiamo consigli sulla base della nostra esperienza
  • Interpretiamo: cerchiamo di spiegare i suoi motivi sulla base dei nostri

4 livelli dell’ascolto empatico

  1. Imitare il contenuto: ascoltare le parole e ripeterle
  2. Riformulare: ripetere quanto detto da chi ci sta davanti, ma con parole proprie
  3. Riflettere un sentimento: dalle parole dette, estrarre il sentimento di “sottofondo”
  4. (2 + 3) Riformulare e riflettere: ripeto insieme.

Cercare di farsi capire

  • Ethos: etica, la nostra credibilità personale
  • Pathos: empatia, è il nostro sentimento
  • Logos: logica, è il raziocinio della nostra risposta

E’ inutile cercare di convincere gli altri della validità della nostra logica senza prima usare Ethos e Pathos.

6 – SINERGIA

1 + 1 = 3

L’unione di due cose dà un risultato superiore alla sola somma.

Significa unire più fonti per ottenere risultati che le due fonti, singolarmente, non riuscirebbero ad ottenere.

1 padre + 1 madre = 1 figlio –> 3 elementi (famiglia)

Bisogna applicare la cooperazione creativa, attribuendo valore alle differenze.

Con la ricerca della sinergia si cerca una terza alternativa, si crea qualcosa che non esisteva prima, e che i due elementi di base, se solo giustapposti, non possono creare senza entrare in sinergia.

Per generare sinergia le persone in gioco devono compartecipare, coinvolgersi, anche emotivamente.

7 – AFFILARE LA LAMA

Dire di non aver tempo per migliorare se stessi, è come dire di guidare un’auto, in riserva, e non aver tempo per fermarsi a fare benzina.

Prenditi del tempo per migliorarti. Dedica del tempo al tuo fisico, alla tua mente ed al tuo spirito.

  1. Fai esercizio fisico
  2. Leggi cose arricchenti o guarda programmi tv positivi
  3. Medita, prega o rifletti sulla tua dimensione spirituale.

Le guerre si vincono nella tenda del generale. Dedicare 1 ora al giorno a una di queste dimensioni, e migliorare se stessi, porta al successo privato quotidiano.

In sintesi

Più siamo proattivi (regola 1) …

… più esercitiamo la leadership (regola 2) …

… e il management (regola 3) …

e più saremo orientati verso le attività importanti e rinnovatrici che sceglieremo…

… cercando di capire prima l’altro (regola 5) …

…  arriveremo prima a soluzioni win / win creando sinergia (regola 4 e 6)

Tutti questi elementi vengono gestiti rinnovando le dimensioni Fisiche, Mentali e Spirituali (regola 7).

note a margine: “Inside – out”

Fra stimolo      e [              ] reazione c’è uno spazio

il modo in cui noi usiamo questo   [ spazio ] è la chiave della nostra crescita personale.

Noi stessi siamo responsabili delle risposte che forniamo.

Sappiamo che le nostre risposte provengono da vecchi copioni ereditati dalla famiglia o dall’interazione con gli altri.

Adottando:

  • proattività
  • leadership
  • management
  • capire l’altro
  • win / win

Possiamo sfruttare questo spazio per cambiare il nostro copione e la nostra risposta.

… chi non è capace di cambiare la struttura stessa del suo pensiero non sarà mai in grado di cambiare la realtà, e quindi non farà mai alcun progresso …” (Anwar Sadat)

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