È davvero corretto inseguire i propri sogni?

Sogni, distorsioni, archetipi e opportunità.

Mi è sorto un dubbio, se sia effettivamente vero che il modo migliore e più soddisfacente di vivere la propria vita sia quello di “inseguire” i propri sogni.
Lungi da me avere un approccio psicologico (non sono psicologo) o sociologico (no, nemmeno questo) o spirituale (idem) tuttavia nel mio piccolo mi sono chiesto “cosa sono i nostri sogni?”, come “si creano” e da cosa sono alimentati e, quindi, è davvero utile inseguirli.

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Avere un sogno significa avere un obiettivo.

È vero, e più il sogno è forte, più le energie che uno spende sono focalizzate. Eppure è proprio tutto questa focalizzazione che mi lascia perplesso.
Dice il saggio cinese “quando indico la luna non fissare la punta del mio dito” e, aggiungo io, “non fermarti a fissare nemmeno la luna” ti stai perdendo lo spettacolo delle stelle e del cielo.
Ecco, il primo dubbio sull’inseguire caparbiamente i propri sogni è motivato dal fatto che distolgono l’attenzione da cosa ci sta intorno e cosa ci circonda.
Più forte è l’energia del sogno e più stretta potrebbe essere la “visione a tunnel” che ne consegue.
Questo ci potrebbe impedire di essere sensibili “al tutto” e al flusso di eventi che ci attraversano.

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Le coincidenze non esistono

Da tempo non credo alle coincidenze, quello che ci accade ha sempre un senso. A volte lo intendiamo, spesso no. Le “coincidenze” ci occorrono ogni giorno, piccole o grandi. Spesso sono dei doni che ci vengono dati, in risposta alle nostre preghiere o in “anticipo” ad esse. “Il mio padre Celeste conosce ogni sua creatura” (citazione “a memoria” dal Vangelo). Per coglierle, tuttavia, bisogna affinare uno spirito ed una mente libera, mobile e pronta ad ogni segnale, ogni movimento “del fato”. Esercizio già difficile di per se, complicato da un sogno “troppo forte” o perseguito con estrema tenacia. Forza che potrebbe offuscare quest’attenzione verso le coincidenze.
Coincidenze che, chiaramente, possono nascere anche lungo la strada che intraprendiamo per li nostro sogno.
Ecco che quindi il sogno diventa un mezzo per “raggiungere” il “fato” che ci attende. A quel punto, però, è utile sapersi sganciare dal sogno, che rischierebbe di diventare un incubo.

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I sogni possono anche finire.

Tutti coloro che parlano di perseguire “i sogni della propria vita” ne parlano come se questi durassero quanto essi stessi. Eppure sono convinto che non sempre i sogni siano “a vita”. Dunque, quando finiscono, cosa succede se non si è pronti all’evenienza? Il rischio è che il sogno diventi un incubo, stretto, lungo e buio come un tunnel senza fine.
Credo che i sogni, come tutti gli obiettivi, debbano avere una data di scadenza. Noi dobbiamo avere il coraggio di dire “entro tale data”. Coloro che sanno porsi obiettivi e raggiungerli, sanno che, senza data di scadenza, cadere nel vizio del procastinare “è ‘nattimo” come dicono a Roma.

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Le distorsioni sociali

A questo punto mi sorge anche il dubbio delle distorsioni dovute all’ambiente sociale in cui si nasce e si cresce. Credo che bisognerebbe avere il coraggio di prendere “di petto” i propri sogni e sezionarli chiedendoci, intanto, se davvero sono frutto di un nostro desiderio (posto che davvero sappiamo cosa vogliamo) oppure non siano un desiderio di altri che, chissà per quale ragione, ce ne siamo fatti carico. Oppue, ancora, se il seme di questo sogno non sia stato distorto dalla percezione dovuta alle nostre esperienze.
L’animo umano è mutevole, solo gli stupidi non cambiano mai idea e gli sciocchi la cambiano troppo spesso. Tuttavia il sogno, maturato in un determinato modo, potrebbe evolvere e cambiare cosi come cambia la persona che lo coltiva grazie alle esperienze che la vita gli offre (e qui tornerebbero in campo le coincidenze).

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Dunque niente sogni?

No, ma con giudizio. L’obiezione più semplice a questa riflessione sarebbe quella di portare, come esempio, tutti quelle persone che, inseguendo il loro sogno, “si sono realizzati”. E dopo essersi realizzati? O sono morti o hanno vissuto “in un eden metafisico”.

Eppure, senza voler fare una classifica, le persone che hanno realizzato un sogno, spesso se lo sono “ritrovato fra i piedi”.
Credo che, in fondo, il sogno sia un’ispirazione, un’essenza dello spirito, a cui è necessario dare struttura e forma.
Biblicamente, direi, dare forma allo spirito. Per dare forma bisogna dare organizzazione, e il primo passo dell’organizzazione è una chiara comunicazione delle informazioni.
La domanda, dunque. è: abbiamo ben chiaro i mente cosa vogliamo, come ottenerlo ed entro quando?

Il sogno come percorso

Il sogno, quindi, penso vada visto come una traccia, una guida, un indirizzo non specifico o forse solo un metodo d’approccio alla vita. Un mezzo di trasporto per quello che Dio, il destino, il fato, il caso della vita o quello che per voi più ci assomiglia, vi sta riservando.
Essere troppo aggrappati ai propri sogni potrebbe impedirvi di fare il balzo avanti che vi viene chiesto di fare per giungere la dove volete (e ancora non sapete) andare.

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