GIORNO 10

Ultreya!

27/07/2011 / S. Martìn del Camino –> Astorga (24 km)

Good speed is your own speed.

La camminata di oggi è stata più dura del previsto ma non ho capito il perchè. Forse perché parte della strada era in salita? Oppure perché per le prime due ore circa il piede destro mi doleva? O forse perché oggi il sole picchiava forte? O forse tutte queste cose assieme.
Comunque sia, sono arrivato ad Astorga.
Il tragitto è stato molto interessante; ho incontrato di nuovo Pablo oggi. Generalmente ci superavamo a vicenda, una volta io e una volta lui, ma oggi abbiamo avuto lo stesso passo e dunque abbiamo fatto quasi tutto il tragitto assieme.
Il tempo in compagnia passa diversamente, a volte anche più in fretta. Mi ha raccontato delle sue visite in Italia e come immaginavo anche lui è riuscito a cogliere gli aspetti positivi e negativi del nostro paese, come molti altri miei amici che hanno visitato la penisola. Sono aspetti che tutti gli stranieri notano (e che sembra solo noi italiani no). Come giustamente mi ha fatto notare Pablo, impari a conoscere il tuo paese solo quando vai a visitare gli altri paesi stranieri.

Durante il tragitto verso Astorga due cose molto interessanti sono accadute.
La prima si trattava di una scritta trovata su un muretto che diceva “Good speed is your speed”, niente di più vero, nel cammino come nella vita.
La seconda cosa interessante è l’incontro con uno dei personaggi più stravaganti che abbia mai incontrato. In mezzo a campi di terra arida, nel nulla, io e Pablo abbiamo incontrato un casolare un po’ diroccato. Qui, all’ombra di una tenda spiovente, seduto sul suo divano diroccato, si trovava un “hippie del 2000”. Poco prima del casolare il cartello “Bienvenidos en el Paraiso” e, fatti pochi passi, trovi davanti al casolare, a ridosso della “strada”, un carretto tipo quello dei gelati. Sul carretto frutta, acqua e thermos per prepararsi un rinfresco ed un cartello “free service” ma nessun prezzo. Il cartello diceva che si poteva prendere, di quel che c’era, quel che si voleva.
Pablo allora ha preso un’arancia ed ha chiesto “… e per questa quanto ti devo”. Risposta del nostro amico hippie: “… quello che vuoi, il dovere è del sistema!” 🙂

El Paraiso

Bienvenidos al Paraiso

Divertente e interessante risposta, soprattutto per la situazione in cui è avvenuta. Immaginate di trovarvi nel mezzo del niente, che abitate in una baracca, dove l’unica vostra fonte di sostentamento (parrebbe) sia quel carretto con sopra poche cose. Ora, però, anche immaginate che per chi ha percorso molti chilometri sotto il sole, quello che c’è su quel carretto è prezioso, vuoi perché si ha fame o perché l’acqua è terminata. E di quanto c’è potete prendere quanto volete e pagare, se volete pagare, quanto credete. Si crea una situazione che, io penso, nella nostra società moderna si può risolvere solo in un modo: con il “furto”. Cioè succede che o ruba chi ti offre i beni (perché c’è scarsità e quindi se ne approfitta) oppure ruba chi ha bisogno dei beni (pagandoli poco o non pagandoli perché libero di dare quello che vuole).
Penso che persone come questo hippie non le capirò mai a fondo e certo non sono in grado di sposare la loro causa, ma sono dei tipi simpatici e, in un certo senso, li ammiro per la loro “indipendenza”… certo non dev’essere facile… o forse si?

Tornando alla frase “The good speed is your speed” mi è piaciuta molto e la si può comprendere appieno solo facendo il cammino, credo. Comprenderla anche in relazione alla vita ed alle cose che si fanno e alle scelte. Ognuno ha il suo passo e puoi accelerarlo per un po’ o per una tappa ma non per tutto il cammino, non senza romperti e farti male. Però sempre di velocità si tratta e quindi anche il non muoversi o farlo troppo lentamente rispetto alle proprie potenzialità non va bene.

Penso che quello che il cammino insegni è che tutti possono farcela, che la strada è quella, che alcuni di quelli che ti superano li incontrerai comunque all’arrivo, da lì a qualche ora. Che lo stesso vale anche per quelli che tu superi.
Non capisco per quale motivo nella nostra società gira la sensazione che solo alcuni possono farcela. Che solo se tieni un certo ritmo o un certo passo sei uno che può farcela. Allora vieni spinto a fare di tutto pur di tenere quel passo, anche a barare, contro di te e contro gli altri.
Bari fino a diventare una persona diversa da quello che sei. Fino a non riconoscerti più. Fino a non capire qual è il tuo vero passo, quale e dove sia il tuo vero centro e se sia il tuo o quello della società che ti circonda che così ti ha detto che dev’essere.

Qui ho capito che tutti noi siamo in grado di farcela. Che se qualcuno dice il contrario , dicendo che per essere uno che ce la può fare devi possedere certi criteri, beh credo siano questi ultimi a sbagliarsi. Ma forse lo sanno… mentre noi no.
Tutti noi abbiamo le caratteristiche per riuscire in quello che più ci è nostro, riuscire a fare il nostro cammino con dignità. Anche se veniamo superati, chi ci supera non avrà un grosso vantaggio.
Dobbiamo imparare a tenere il nostro ritmo, tenere lo spirito al centro, e questo è difficile. Questo è il mio ritmo, qui c’è il mio spirito, questo sono io.
Da domani inizia una tappa un po’ più intensa, anche se non molto lunga. Da Astorga a Rabanal del Cammino sono solo 20 km ma molti di questi sono in salita, penso proprio che non andrò oltre. Da domani, per le prossime quattro tappe, fino a O’ Cebreiro, sembra saranno le più dure, così almeno dicono le solite voci di corridoio incontrollabili; staremo a vedere.

Astorga, al fondo.

Astorga… sigue recto

Oggi, arrivato nell’ostello con Pablo, ci ha accolto il sig. Wolff e signora (penso). Wolff mi ha chiesto se avevo problemi ai tendini, io gli ho detto che avevo un piccolo problema al piede/gamba e subito mi ha fatto notare che stavo allacciando gli scarponi nel modo sbagliato. Mi ha mostrato come andavano allacciati per la camminata sul piano.
A Pablo ha chiesto se aveva dolori alle spalle o alle gambe. Pablo gli ha detto di avere dolori ad una gamba, ma a lui ha effettuato un trattamento “miracoloso” tipo Reiki. Con il solo leggero tocco dei due pollici sulle spalle per alcuni minuti, ha fatto passare a Pablo il dolore alla gamba (Wolff ha fatto lo stesso con me ed anche a è passato).

Mi è venuto in mente Pulp Fiction: “Salve, sono Wolf e risolvo problemi!” 🙂
Poi altro importante e vitale servizio che veniva offerto in questo ostello pubblico, che si trova all’entrata del centro storico di Astorga, era quello di una visita podologica. Quattro volontari dell’università di medicina curavano i piedi, le vesciche ed ogni altro genere di malanno di quei viandanti bisognosi di aiuto. Un aiuto professionale, preciso e gratuito. Per tutti, compreso il sottoscritto, è stata una manna dal cielo.
Nel pomeriggio sono andato a fare spese con il Pablo, io ho comprato un bastoncino telescopico per camminare… non so, ho come avuto un flash pensando che da domani mi potesse essere utile. Pablo, invece, ha comprato uno strano berretto per coprirsi anche la nuca dal sole… magari da domani inizia a piovere.

Questa sera ho incontrato un altro ragazzo simpatico, tale Josè da Malaga. Stavo cenando il mio panino con tonno, quando vicino al mio tavolo ho visto sedersi un ragazzo un po’ stanco e molto affranto. Finito la cena sono rimasto lì seduto, a scrivere un po’ il mio diario, e poi fra una cosa e l’altra abbiamo iniziato a parlare del cammino. Ho scoperto che è di Malaga e poco dopo è arrivato anche Pablo. Così ci siamo messi li a parlare del cammino e di cazzate di cui ora non ricordo. Mentre ricordo i piedi di questo Josè, che ha iniziato a Leòn il suo cammino e già al secondo giorno ha delle vesciche da record. Io e Pablo gli abbiamo suggerito che forse i calzini visto che le scarpe che ci ha detto di avere erano professional.

Oggi è stata davvero una giornata molto interessante, ricca di incontri e feconda di spunti. Davvero una bella giornata. Ad oggi ho percorso già 226 km circa, me ne mancano ancora 258. Andiamo a dormire e speriamo di non avere nessuno che russa in camera.

El deber es del sistema.

Giorno 9 | Giorno 11

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