GIORNO 11

28 Luglio 2011 / Astorga –> Foncebadon (25 km)

L’acquisto che ho fatto ieri, il bastoncino per camminare, si è rivelato vincente. 18€ spesi molto bene, visto che la salita di oggi ne ha richiesto un abbondante uso e così penso la discesa di domani.
In effetti noto che questi bastoncini hanno una loro efficacia anche se a prima vista non sembra; ovviamente sul lungo percorso, e non per una camminata di un paio d’ore.

La salita di oggi, tranne gli ultimi 5 km da Rabanàl a Foncebadòn dove ho incontrato un pezzo abbastanza ripido e pietroso, non era ripida ma molto costante, così che all’inizio si va, quasi senza accorgersene, magari anche rapidamente, ma successivamente si viene a sentire la costante salita nelle gambe.

Astorga de madrugada

Saliendo de Astorga

Proprio la questione del ritmo, passo e velocità è stato il mio pensiero odierno. Oggi forse, per la prima volta dall’inizio del cammino, ho avuto la sensazione di aver raggiunto il mio ritmo. Ho sentito che il ritmo/passo che tenevo era il mio, quello che mi permetteva di andare avanti, senza strafare, ma di procedere. Questo ritmo mi ha permesso di fare tutto il tratto, anche l’ultima parte, senza un eccessivo affaticamento, ma soprattutto mi ha permesso di godermi appieno la camminata, il paesaggio e tutto quello che mi accadeva attorno. Lì dove mi trovavo ho avuto la netta percezione che lì non c’ero solo io ma anche tutto il resto… ho percepito tutto quello che mi circondava.

Questo mi ha permesso di fare anche un’altra considerazione: è importante non solo raggiungere il proprio ritmo, ma anche riuscire ad essere “non curanti” o “dimenticare” il ritmo degli altri. Raggiungere il proprio ritmo e sbattersi …. Ehm fregarsene completamente di quello degli altri.
Tuttavia quando dicono “fregarsene” lo intendo in un modo non presuntuoso. Molto spesso si dice “me ne sbatto…” di questo e di quello, ma è quasi sempre un modo presuntuoso, dove è il nostro ego a guidarci e che ci spinge a porci in questo modo arrogante, solo per sentirci superiori a qualcosa o a qualcuno. Non è quello che intendo io, anzi proprio il contrario!

Quello che voglio dire è che il cammino, oltre al ritmo/passo ti insegna “fregartene” degli altri, è che se uno è più veloce non lo invidi per questo e se uno è più lento, impari a non vantarti di averlo superato, perché tanto non vinci niente. Così impari a tenere il tuo ritmo ed a fregartene di quello altrui… è il tuo ritmo, sei tu.

Penso che questo sia un elemento importante anche quando si tratta di relazioni interpersonali: uno dei due sarà quasi sempre un po’ più veloce o un po’ più lento dell’altro, ma se è cosciente di questo imparerà a rallentare un po’ (o ad accelerare un po’) solo per il piacere di stare con l’altra persona. Oppure impara a separarsi, per il breve tratto del percorso concordato, e ad aspettare l’altro poco prima o subito dopo l’arrivo per poi condividere insieme quanto vissuto nella tappa.

Penso che questo valga non solo per l’amicizia ma anche nel rapporto di coppia. Rallentare o aspettare a fine tappa è qualcosa che fai perché lo desideri, perché ti fa piacere (e non perché devi). Penso che questo paragone fra cammino e relazioni interpersonali abbia un senso… beh almeno per me lo ha.

Inoltre avere la capacità di “rallentare” dal ritmo degli altri (o da quello “imposto”), ritrovare quello proprio e fregartene del ritmo altrui ti permette anche di essere più sensibile a quello che puoi trovare o incontrare lungo il cammino (e così penso anche nella vita).
Credo sia proprio questa sensibilità che dobbiamo ritrovare , lasciando aperto il nostro cuore alle cose. Certo questa è una bella frase (fatta) ed infatti ritengo sia incompleta.

Non è sufficiente lasciare aperto il cuore, bisogna anche smettere di pensare, soprattutto pensare di trovare, ricevere o incontrare quello che pensiamo vorremmo o che pensiamo ci piacerebbe.

Hermita

Hermita del cuerpo de Cristo

Credo che dobbiamo toglierci questo tarlo dalla mente, questa “favola” su cosa vorremmo, altrimenti non saremo in grado di essere ricettivi a quello che ci capita ogni giorno e lasciare il cuore aperto servirà solo a metterlo in pericolo, alla mercé di chi ci vuole ferire.
Cuore aperto e mente libera, ma sento che manca ancora un’altra cosa. La prontezza.

Essere pronti a cogliere, col cuore, quello che ci verrà dato lungo il cammino e che riusciremo a vedere grazie alla mente libera. Se non saremo pronti potremo solo vivere con il rimorso.

Essere pronti è fondamentale.
Essere liberi con la mente è essenziale.
Avere il cuore libero è vitale.

Uhm oggi riflessioni profonde… chissà, forse per via del ritmo raggiunto, oppure del sole, o forse della salita. Però l’aiuto ricevuto ieri ad Astorga, nell’ostello, è stato fondamentale. L’aiuto del sig. Wolf, dei podologi e anche del brufen 🙂 … tutto fa brodo. Oggi ho camminato davvero bene.

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