GIORNO 9

26 luglio 2011 / Leòn –> S. Martìn del Camino (26 km)

Il pezzo di oggi, di normale lunghezza, è stato un po’ monotono, visto che è stato un tratto tutto adiacente la strada statale. Oggi niente compagnia lungo il cammino, ma la “monotonia” non era relativa all’assenza di qualcuno con cui parlare, bensì quella di avere a fianco il continuo, fastidioso rombare delle auto e dei camion.
In realtà ci sarebbe stato un percorso alternativo, lontano dalla strada, ma questo avrebbe significato allungare di 5 km ed oggi proprio non mi sentivo al top. Da ieri sera ho un po’ di spasmi addominali, ieri notte non ho dormito bene… probabilmente i dolci al cocco di Mansilla de las mulas (erano molto secchi) stanno facendo un po’ di danni … mannaggia a me.

Ho dunque preferito rallentare un po’ il passo e fermarmi a 26 km, a San Martìn del Camino. Qui ho trovato anche un grazioso Albergue privato che per la modica cifra di 4€ offre letto (in dormitorio), lavaggio con lavatrice e un posto tranquillo dove riposare (nonostante sia adiacente alla statale). Qui spero di riposare e recuperare un po’, la tappa di domani verso Astorga è di 30 km, anche se mi preoccupa di più quella del giorno dopo.

San Martìn del Camino mi sembra un paesotto molto tranquillo, posto proprio lungo la statale; non ha niente di storico o interessante da visitare, niente di interessante tranne questo Albergue ottimo per riposare. L’albergue delle Benedettine di ieri non mi è piaciuto molto, e ho anche lasciato un donativo di 5€ … considerando che per questo ho pagato 4€ ieri avrei dovuto lasciare non più di 2€… tuttavia trattandosi di una grande città come Leòn… poi ho anche approfittato di un piccolo rinfresco che ieri hanno organizzato nell’Albergue per la festa di San Giacomo. Però era davvero piccolo, infatti poi assieme alle tre italiane siamo schizzati fuori a cercare un ristorante per placare la nostra fame atavica. Stasera, invece, cenerò qui in questo ostello, vediamo com’è la cucina. A mezzogiorno sono andato nel piccolo negozio che c’è in paese e ho preso un po’ di frutta e un paio di barrette di cereali. Non avevano molto di più e mi sono anche tenuto leggero visti i disturbi addominali.

Durante un pezzo del tratto odierno ho incontrato di nuovo Pablo, abbiamo fatto poco meno di 1 km assieme, sufficiente a salutarci e chiedere l’un l’altro come andava… ed a ricevere l’informazione che all’ostello delle Benedettine c’era la colazione inclusa (che non ho fatto)… me l’ero scordato! Poi Pablo ha continuato con il suo ritmo “indiavolato”.
Riflettendo sul viaggio in compagnia fatto ieri non so se effettivamente sia stata una cosa positiva al 100% . Con questo non voglio dire che non mi abbia fatto piacere, non saprei come descriverla. Strana o alternativa potrebbero essere due aggettivi adeguati. È stata una camminata che mi ha tolto il mio ritmo e la mia “solitudine” cioè quei momenti che, fino al giorno prima, condividevo con me stesso e che per un giorno ho condiviso con un’altra persona.

Con ritmo intendo non solo il passo della camminata, ma anche la sensazione che proviene dal camminare da soli. Il modo in cui vedi le cose che ti circondano, le persone che passi o che ti passano, la velocità dei pensieri che ti vengono in testa. I pensieri che hai sono diversi, spesso, da quello che invece riesci poi a riportare a parole, si ha la netta sensazione che quello che hai pensato è diverso rispetto a quello che hai detto.

Quando poi torno a condividere quei momenti con te stesso ti accorgi che entrambi sono un modo diverso di vivere il tempo. Se sei in compagnia il tempo lo vivi al ritmo degli altri o ad un ritmo condiviso. Se all’inizio non ci si adatta subito, nel procedere ci si adegua e diventa anche piacevole condividere quel tempo. Tuttavia nel momento in cui uno dei due torna per conto suo, allora un po’ rimani spiazzato, il ritmo perso, non più quello condiviso, non più il tuo.
Questo non significa che desidero stare da solo tutto il giorno, anzi quando arriva il pomeriggio/sera cenare e passare il tempo con gente piacevole è davvero bello così come anche condividere un pezzo del cammino (o anche tutto) è bello. Tuttavia uno poi ha il desiderio di tornare a concentrarsi un po’ su di se come per evitare che il proprio io continui a camminare mentre il proprio corpo si è fermato a riposare.
Forse è questo che, oggi come oggi, manca nella nostra vita piena di cose da fare. Abbiamo dimenticato il rallentare al ritmo dei nostri passi e quando ci fermiamo per riposare dovremmo fermare e far riposare anche il nostro io, la nostra anima, la nostra mente. Il rischio è che esse, sotto l’influsso della frenetica vita moderna, continuino a muoversi.

È un po’ quello che Musashi spiega nel “Go Rin no Sho” (Il libro dei cinque elementi): lo spirito non deve stare né a destra né a sinistra, né in alto né in basso, ma al centro. Penso che, fra le altre cose, intendesse anche che lo spirito non deve staccarsi dalla percezione del nostro corpo. Spirito e corpo devono essere due ed uno allo stesso tempo avendo la percezione di entrambi.
Questo è quello che, fino ad oggi, il cammino mi ha fatto notare, che presi dalle cose di tutti i giorni, anche senza farlo apposta, anche se non vogliamo, ci facciamo sfuggire queste cose. Lo spirito (e la mente) va avanti mentre il nostro corpo rimane indietro.
Devo andare a farmi barba e capelli, approfitto del bagno libero… domani non so dove potrei capitare.
Che strano, giunto a questo punto del mio cammino mi chiedo (già?) che cosa succederà poi? Mi porterò dentro qualcosa? Tutto questo mi insegnerà qualcosa? Oppure sarà stata solo un’esperienza alternativa?

Ha qualche significato il fatto che questo cammino avrei dovuto farlo già lo scorso anno poi però rimandato e quest’anno ho avuto di nuovo l’occasione di farlo? Trovandomi nella stessa situazione di disoccupazione come l’anno scorso (il lavoro che avevo trovato a maggio avrebbe dovuto durare, sulla carta, fino a fine anno ed invece è durato solo un mese lasciandomi disoccupato nello stesso periodo estivo del 2010). È stata come una seconda occasione… ma è proprio così?

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