GIORNO 21 – EPILOGO

07 agosto 2011 – Santiago de Compostela à Madrid (via Palencia – 9 ore di treno)

Ieri sera siamo andati a dormire verso le 4:30, insomma per me quasi all’ora della sveglia. Mi sono accorto che il cammino ti fornisce anche un’ottima resistenza fisica, della quale a volte ti sorprendi.

Mi sono addormentato, per modo di dire, verso le 4:30 e mi sono risvegliato alle 7:30.

Ero l’unico sveglio fra tutti i miei amici presenti nell’appartamento. Mi sono velocemente preparato, messo in ordine i bagagli e poi mi sono fermato alcuni minuti ad osservare, in silenzio, gli altri e le stanze dove dormivano, come se volessi fissare quel momento che era l’epilogo di tutto quello che avevo vissuto nei precedenti venti giorni.

Capivo che era la fine di qualcosa, ma anche l’inizio e la ripresa di qualcos’altro. Avevo una mista sensazione di nostalgia, serenità, contentezza e affetto verso quelle persone, verso me e verso l’esperienza che avevo vissuto.
Quando vivi certe situazioni mediante gli occhi del cuore, l’immagine che rimane nella mente ha sempre una luce di dolcezza e serenità, anche se un po’ malinconica. È una di quelle fotografie che rimangono nel tuo album mentale e che nessuna foto cartacea potrebbe rendere tanto vivida e viva.
Sono quindi uscito silenziosamente dalla stanza, ci eravamo già salutati la sera prima e non serviva svegliarli nuovamente. La speranza è che il mezzo elettronico possa agevolare il contatto e mantenerlo.

Il cammino è quasi terminato: avevo iniziato in modo solitario questa avventura, e nello stesso modo, ora, la stavo portando a termine. Tuttavia avevo ancora un paio di cose da fare prima di prendere il treno e partire.
E il cammino aveva in serbo per me ancora una “piccola” sorpresa.

El sepulcro del Santo

El sepulcro del Santo

Alle 8:00 ho fatto visita alla cattedrale che non ero riuscito a visitare il giorno prima. Mentre girovagavo all’interno di questo luogo ho incontrato Morgane assieme alle altre sue due amiche Chloe ed Erica. Le avevo già incontrate nei giorni precedenti mentre erano in compagnia di Josè. Tuttavia gli eventi del cammino avevano fatto in modo di non approfondire la conoscenza, di fatto perdendoci così di vista lungo il cammino. Non ci eravamo sentiti, nemmeno Josè le aveva sentite più da alcuni giorni, ossia da quando si era staccato da loro.

Mi chiedo quante possibilità ci siano di incontrare qualcuno con cui avresti voluto approfondire la conoscenza, in un luogo non certo adatto per agli appuntamenti, in un orario come le 8:00 di domenica mattina senza mettersi d’accordo su nulla?

Dopo questo incontro mi sono diretto verso la stazione.
Il treno è arrivato in orario ed ora sono diretto verso Madrid e tutto diventa molto strano. Dopo tanti giorni di cammino e tanti kilometri percorsi a piedi, adesso ne ripercorro molto velocemente quasi altrettanti, comodamente seduto. Tuttavia dopo un po’ di tempo il corpo si abitua al ritmo naturale del camminare e tutto quello che si muove più velocemente ti fa sentire strano.

Aeropuerto de Madrid

Botas (al principio eran negros) !

Se tutti facessero il cammino di Santiago penso che molti si renderebbero conto di come in realtà noi stessi abbiamo ritmi e velocità molto diversi da quelli che ci troviamo ad affrontare nella vita quotidiana. Il camminare ed il ritrovare il proprio ritmo credo sia terapeutico e può permettere di ritrovare se stessi. Inoltre ti fa capire che le cose belle della vita sono lì fuori che ti aspettano, devi essere solo libero e rilassato per cogliere ciò che quotidianamente ti arriva, sia sole o pioggia.
In questo momento mi sono ben chiare le parole di una famosa canzone … dont’ worry, be happy.

Durante questo rientro verso Madrid vedo scorrere fuori, al di là del finestrino, quelle montagne e quei luoghi che fino a ieri anch’io calpestavo, quella terra su cui ho sudato e che mi è rimasta attaccata agli scarponi.

Fa un effetto molto strano vedere passare quelle montagne così velocemente, e ancora più strano è vedere, laggiù, in lontananza alcuni pellegrini in marcia. È un piccolo nodo alla gola.

Già sto pensando a martedì, a quando sarò di nuovo a casa e tutto questo sarà definitivamente completato ed io farò ritorno alla mia vita normale. Così come il cammino mi ha velocemente “sbattuto” nella sua verità, ora, dall’alto, mi sento come risucchiare altrettanto rapidamente e tornare alla mia vita di prima… però ora non riesco più a capire quale sia la realtà: è il cammino oppure quello che mi attende da martedì?

Forse devo cercare di comprendere quello che il mio “nuovo cammino” da martedì mi riserverà per poterlo sfruttare al meglio.

Todo lo que tenìa!

Todo lo que tenìa!

Il treno sta per giungere a Madrid, dopo quasi nove ore di viaggio, fra un’ora sarò la e con l’arrivo del treno anche questa avventura è arrivata a destino.
Ho vissuto questi venti giorni al massimo del rapporto personale e di relazione. Di certo posso affermare che, fra tutte, questa è stata la vacanza più diversa, la più faticosa ma anche la più soddisfacente.

Piena di sensazioni e sentimenti su di me, sul mondo, sulla vita e sulle persone in tutti i loro aspetti. La vita, Dio e quanto ci è stato donato sono presenti in tutte le cose, in quelle belle e in quelle brutte, in quelle “alte” e in quelle “basse” ed ho capito cosa significa che il difficile è imparare ad amare le cose brutte con lo stesso spirito delle cose belle. Non senza emozioni, ma accettandole entrambe come parte di un’unica cosa nella quale la natura umana è quella che ha tutte le potenzialità per poterne godere.

Penso che il cammino riesca anche a far emergere il meglio ed il buono in ognuno di noi. Ci fa notare quelle componenti negative, tossine cattive che man mano che procediamo nella vita quotidiana ci si appiccicano addosso, fino a farci pensare che siano nostre, che siano un nostro prodotto, che siamo noi così, e invece non è vero.

Ritengo che invece sia la vita moderna che ci spinge a comportamenti contrari alla nostra natura che, nella sua parte fondamentale, è armonica. Uno stile di vita che ci spinge a comprare e buttare, che ci spinge a non condividere con gli altri per paura di rimanerne senza. Spinti e centrati sul nostro individualismo sfrenato non ci accorgiamo che ci sta isolando, ci sta facendo restare da soli per essere unici, miopi e soli con noi stessi.

Rientrando a Madrid avevo lo stimolo di salutare tutti quelli che incontravo.
Mi sono limitato a dare un sorriso, ma ho scoperto che ognuno è chiuso nel suo mondo, indisponibile ad un incontro con gli altri e questo è, forse, veramente un peccato evangelico: rendersi irreperibili o indisponibili ad un incontro con l’altro.

Il viaggio è giunto al termine.
È stato un viaggio che aveva iniziato a prendere vita molto tempo prima di venti giorni fa. Come ho avuto modo di scrivere a Mauro (MDS n.d.r.) il cammino, così come qualsiasi viaggio importante, inizia nel momento in cui si desidera farlo.
Ora è terminato, ma per un altro ho già messo il seme.

Ultreya!

Ultreya!

Così come il viaggio, anche la scrittura di questo diario è terminata.
Sono contento di averlo iniziato ed aggiornato, spero che un giorno, quando lo riprenderò in mano, mi possa essere d’aiuto e di stimolo.

Giorno 20 | INIZIO Camino 2011

Diario breve Camino 2014

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